
Il tumore della prostata è una crescita maligna all'interno della prostata, causata dalla proliferazione incontrollata delle cellule ghiandolari prostatiche (adenocarcinoma). Poiché il tumore insorge più spesso nella zona periferica della prostata, l'urologo può palparlo durante l'esplorazione rettale digitale.
Lo sviluppo del tumore della prostata è influenzato da numerosi fattori, tra cui i più importanti sono:
Se la malattia viene scoperta in fase iniziale ed è limitata alla prostata, non si tratta di una forma aggressiva ed è guaribile nella grande maggioranza dei pazienti. La progressione del tumore della prostata che si è esteso alle strutture e agli organi circostanti oggi può essere rallentata con l'impiego di nuovi farmaci oncologici.
Il tumore della prostata cresce lentamente, il che significa che dall'inizio della malattia alla comparsa dei sintomi possono passare diversi anni. Nella fase iniziale della malattia i pazienti sono quindi di solito privi di disturbi. Anche quando i sintomi compaiono, non sono specifici del tumore della prostata. Inizialmente compaiono sintomi legati alla minzione, poiché la prostata si trova appena sotto la vescica e circonda il tratto iniziale dell'uretra. A causa della pressione della prostata tumorale sull'uretra, i pazienti hanno un getto urinario più debole o interrotto, devono spingere durante la minzione, hanno la sensazione di svuotamento incompleto della vescica e urinano spesso. Con la progressione della malattia il tumore invade gli organi e i tessuti circostanti, per cui possono comparire dolore al perineo e all'addome, sangue nelle urine e sangue nel liquido seminale. Nella malattia avanzata, a causa delle metastasi, è presente dolore osseo, soprattutto a livello del bacino, della colonna vertebrale, delle costole e delle ossa lunghe; possono inoltre comparire gonfiore delle gambe, anemia, fratture ossee dovute a metastasi (fratture patologiche), perdita di peso e stanchezza.
Alla prima visita, oltre a un'anamnesi dettagliata, l'urologo esegue anche l'esplorazione della prostata con il dito attraverso l'ano (esplorazione rettale digitale), con cui valuta le dimensioni della prostata, la consistenza, la delimitazione rispetto alle strutture circostanti e la presenza di noduli sospetti. Si esegue la misurazione nel sangue del PSA (antigene prostatico specifico), prodotto dalle cellule ghiandolari della prostata, che è un buon biomarcatore di supporto nella diagnosi del tumore della prostata. In presenza di tessuto tumorale nella prostata, nel sangue si riscontra una quantità maggiore di PSA; un valore elevato è però possibile anche in alcune condizioni non tumorali, ovvero nell'ingrossamento benigno della prostata, nelle infiammazioni della prostata, dopo manipolazioni della prostata (ciclismo, biopsia, cateterismo, massaggio prostatico, cistoscopia) e dopo un rapporto sessuale. Prima del prelievo per il PSA è consigliata un'astensione di 24 ore dai rapporti sessuali e dal ciclismo; inoltre, occorre evitare il prelievo per il PSA dopo manipolazioni della prostata.
In base alla valutazione iniziale del rischio di tumore della prostata (esplorazione rettale digitale sospetta, PSA elevato), il paziente viene indirizzato a una mpMRI della prostata seguita da una biopsia prostatica mirata, oppure direttamente a una biopsia prostatica ecoguidata per via transrettale (TRUS). La biopsia prostatica conferma o esclude la diagnosi di tumore della prostata, dopo che il patologo ha esaminato il tessuto in dettaglio.
Dopo la diagnosi istopatologica di tumore della prostata, il paziente ha un colloquio con l'urologo sulla natura della malattia e sui passi successivi, che tengono conto dell'età del paziente, delle malattie concomitanti, dello stadio della malattia, della classe di rischio del tumore e dei desideri del paziente. Se necessario, l'urologo indirizza il paziente a esami di stadiazione – TC dell'addome/TC del torace/scintigrafia ossea oppure PSMA PET/CT.
La scelta del trattamento dipende dall'aggressività e dall'estensione della malattia, dall'età, dall'aspettativa di vita e dallo stato di salute generale del paziente. Per alcuni pazienti è indicata la sorveglianza attiva, per altri il trattamento chirurgico (prostatectomia radicale), la radioterapia, la terapia ormonale o il trattamento sistemico.
Per la malattia avanzata oggi sono disponibili numerose opzioni terapeutiche moderne, che consentono un approccio personalizzato.
La prevenzione più efficace consiste in visite regolari dall'urologo e nella misurazione del PSA. La prima visita urologica è raccomandata:
È inoltre importante curare uno stile di vita sano (aumento dell'attività fisica, perdita di peso, alimentazione ricca di frutta e verdura).
Autore: Assist. Simon Hawlina, dott. med., FEBU, specialista in urologia





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